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Estroso defilé-concerto tra terra e Olimpo

Spoleto omaggia Capucci e Beethoven

Di Maria Luisa Buzzi 08/09/2020
Estroso defilé-concerto tra terra e Olimpo
Estroso defilé-concerto tra terra e Olimpo

SPOLETO Un défilé per quadri, ma anche un concerto straordinario. Le Creature di Prometeo / Le Creature di Capucci, spettacolo-evento coprodotto dalla Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova e dal Festival dei 2Mondi, dove l’abbiamo ammirato il 28 agosto, omaggia tanto Beethoven, nella ricorrenza dei 250 anni dalla nascita, quanto il maestro dell’alta moda Roberto Capucci in una sommatoria di arti e bellezza.

Dai fantasiosi costumi-scultura maschili disegnati da Capucci resi tridimensionali per l’occasione, al monumentale e neoclassico Beethoven delle Creature di Prometeo - sua unica partitura per balletto - eseguita con afflato dall’Orchestra del Carlo Felice diretta da Andrea Battistoni, fino ai corpi scultorei di quindici danzatori-interpreti (Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio) scelti su audizione dall’autrice dei movimenti scenici Simona Bucci.

La cornice suggestiva della Piazza del Duomo di Spoleto non manca di esaltare il contenuto. Un plauso per la riuscita dell’ambizioso progetto sinergico curato da Daniele Cipriani - con non poche complicazioni causa pandemia - va senza dubbio alla coreografa-regista Simona Bucci. Non era facile costruire un pensiero coreografico in quello spazio mozzafiato dentro e intorno ai fantasmagorici costumi di Capucci non immaginati per la scena sostenendo in danza la magniloquenza di Beethoven. 

Selezionati 15 bozzetti tra i 400 del maestro Capucci che potessero, per libere associazioni, ricordare il tema mitologico con fauni boschivi e cupidi, e l’allegoria, Simona Bucci ha personificato queste strabilianti creazioni in movimento rispettosa del ‘colore’ musicale dei 15 ‘episodi’ ed ouverture della partitura. Così, mentre Beethoven si dispiega con sensuale raffinatezza, si susseguono le entrate delle Creature sulla passerella allestita lateralmente al Duomo, tra il pubblico in platea e sulla facciata del palazzo attiguo da cui si cala un danzatore e si utilizzano porte e finestre come quinte. Lì vengono inoltre proiettate gigantesche immagini dei costumi e inquadrature dei preziosi dettagli, nonché frame danzati in meditativi slow motion. Tutte queste Creature, vere e virtuali, dal movimento delicato e sospeso, evocano il ‘dono’ di Prometeo. Quel fuoco rubato agli Dei e donato all’umanità per istruirla all’Arte e alla Bellezza tradotto in stile Capucci in un florilegio di colori, volumi, asimmetrie, ricami, applicazioni floreali e mosaici di perline nonché sorprendenti copricapi (turbanti in stile Valentina Cortese, teste da centauro, pennacchi). È l’ossimoro della firma Capucci: l’eccentricità nell’equilibrio classico. Momenti di acme poetico si raggiungono sui tocchi coloristici dell’arpa e quando il corno da basso e l’oboe prendono il sopravvento. Il finale poi è un trionfo: le Creature si allineano come divinità pagane sulla pedana posta sul fondo dell’orchestra sotto la facciata. Il rosone romanico che tutto sovrasta invita alla riflessione. Solo un attimo di sospensione prima che gli applausi scroscianti avvolgano la piazza, gli interpreti, l’orchestra e il direttore Battistoni, apprezzatissimo per la scelta esecutiva da ‘purista’. 

 

Tutte le foto della gallery sono di Massimo Danza

© Riproduzione riservata

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