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Ceneri e DOPPIOGIOCO, prima assoluta per Aterballetto al Festival Aperto

06/11/2026
Ceneri e DOPPIOGIOCO, prima assoluta per Aterballetto al Festival Aperto
Marcos Morau, Fabio Cherstich e Philippe Kratz

REGGIO EMILIA Debutta al Festival Aperto domani 7 novembre (replica l'8 h. 17) il nuovo dittico prodotto dal Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto e dal Festival reggiano comprensivo di Ceneri di Marcos Morau e di DOPPIOGIOCO di Philippe Kratz. Sul numero in edicola di DANZA&DANZA un approfondimento con dichiarazioni dei due coreografi, per cui qui ci limitiamo a ricordare l'appuntamento e a una breve sintesi delle due creazioni.

Morau trae ispirazione da Le ceneri di Gramsci, trasposizione musicale della raccolta poetica di un'altra figura fondamentale della cultura italiana: Pier Paolo Pasolini. Composta in forma di oratorio per coro da Giovanna Marini e commissionata da AngelicA | Centro di Ricerca Musicale di Bologna, in occasione del trentennale dalla morte del poeta. Non si tratta quindi di un lavoro direttamente dedicato a Pasolini: i suoi versi costituiscono piuttosto un richiamo poetico, un'eco da cui prende avvio l'immaginario della creazione e che riverbera nelle intenzioni creative. A emergere è soprattutto una riflessione sulla comunità, sulla sua perdita e su ciò che resta quando una forma collettiva si dissolve. L’omonimo oratorio di Giovanna Marini, che da voce a questo immaginario, porta le parole di Pasolini dentro una partitura sospesa tra canto popolare e dimensione rituale. Una spiritualità laica, enigmatica, che si fonde con il mondo sonoro costruito da Alex Röser Vatiché e Ben Meerwein, sound designer della creazione, e si intreccia con l'universo visivo e coreografico di Morau. In scena, tutti i sedici danzatori della compagnia condividono uno spazio e un tempo sospesi tra esistenza e scomparsa, celebrazione e fine. La scena si fa così luogo rituale, dove il corpo diventa strumento per interrogare ciò che sfugge alla ragione e per cercare, attraverso la materia fisica della danza, qualcosa che la oltrepassi.  

In DOPPIOGIOCO, per otto danzatori, Kratz parte dall'universo sportivo del basket per osservare le dinamiche che regolano ogni forma di relazione: competizione e collaborazione, conflitto e appartenenza, individualità e gruppo. I danzatori non interpretano una partita di basket, ma ne traducono sulla scena le dinamiche, portando alla luce quei meccanismi relazionali che nello sport trovano una forma immediata e riconoscibile e che, al tempo stesso, appartengono alla complessità dei rapporti umani.

Per DOPPIOGIOCO, Kratz torna a collaborare con Fabio Cherstich, dopo la sintonia artistica che aveva dato vita a Il Combattimento di Tancredi e Clorinda. Cherstich firma la drammaturgia e le scene di un lavoro in cui il campo da gioco diventa uno spazio ambiguo e mutevole: luogo di competizione e di incontro, di tensione e di possibilità. Un campo che può essere insieme giardino e ring, spazio animato e quieto, dove il gesto sportivo diventa metafora di una comunità che si costruisce nella collaborazione e nel conflitto. Al centro, lo slancio verso una dualità, un doppio che è sintomo e causa dell’essere umano. Il sound design di Luca Maria Baldini attraversa il lavoro senza soluzione di continuità, muovendosi tra musica colta e hip hop americano fino a composizioni originali, amplificando la dualità che è al cuore dello spettacolo.

 

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