Balanchine, Van Manen, Scholtz con il Balletto del San Carlo
Dal 28 maggio in scena a Napoli
24/04/2026
NAPOLI George Balanchine e la sua eredità artistica ispirano il prossimo appuntamento di danza del Teatro di San Carlo. Il Corpo di Ballo partenopeo, diretto da Renato Zanella conclude il mese di aprile con una soirée che lo vede interpretare tre declinazioni del neoclassico: il rigore della lezione di balletto di “Serenade” di George Balanchine, l'ironia raffianta di “Black Cake” di Hans van Manen e la potenza ritmica della “Sinfonia n. 7” di Uwe Scholz.
Cinque le recite in calendario, dal 28 aprile al 3 maggio, ciascuna preceduta da “Incontro agli specchi”: 30 minuti prima di ogni spettacolo, il Direttore del Balletto Renato Zanella incontrerà il pubblico nel Salone degli Specchi per una introduzione alla soirée tra storia, musica, aneddoti e curiosità.
In occasione della replica di mercoledì 29 aprile (ore 20:00), nella Giornata Internazionale della Danza, Casa Ronald McDonald promuoverà un’azione di sensibilizzazione a sostegno dell’apertura di una struttura a Napoli - la prima del Sud Italia - che offrirà ospitalità gratuita ai genitori dei piccoli pazienti in cura nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.
“Una serenata, una danza, se si preferisce, al chiaro di luna”: così George Balanchine descrive la sua “Serenade”, creata nel 1934 sulla Serenata per archi in do maggiore, op. 48 di Pëtr Il'ič Čajkovskij. A riprendere la coreografia è Soimita Lupu. Primo balletto che il coreografo realizza negli Stati Uniti, si sviluppa in una costruzione astratta, fondata sul rapporto diretto tra movimento e partitura: “Serenade racconta la sua storia attraverso la musica e la coreografia, senza alcuna narrazione accessoria”, sottolinea lo stesso Balanchine.
Feline van Dijken riprende Black Cake di Hans van Manen: il lavoro nasce nel 1989 per il trentesimo anniversario del Nederlands Dans Theater, su richiesta di Jiří Kylián. Su un collage musicale che accosta pagine di Pëtr Il'ič Čajkovskij, Leoš Janáček, Igor’ Stravinskij, Pietro Mascagni e Jules Massenet, la coreografia si articola in cinque quadri ambientati in un contesto di alta società. Al centro, una serie di pas de deux in cui van Manen indaga il rapporto tra codici della danza sociale e individualità dei danzatori facendo emergere, sotto la superficie delle relazioni affettive, dinamiche di potere tra uomo e donna declinate con diversi registri espressivi.
Con Sinfonia n. 7, Uwe Scholz si confronta con la celebre partitura di Ludwig van Beethoven che Richard Wagner definì “l’apoteosi della danza”. Riprendono la coreografia Tatjana Thierbach ed Eleonora Demichelis Polian. Creata originariamente per lo Stuttgart Ballet, la coreografia è considerata uno dei capolavori di Scholz: il lavoro sviluppa una scrittura coreografica strettamente aderente alla struttura musicale, traducendone in termini di spazio, ritmo e dinamica l’impianto sinfonico.
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