Alla Scala "Le Sacre du Printemps": una mostra al Ridotto Toscanini e la giusta Eletta nel rispetto della coreografia
Jo Ann Endicott, incaricata di rimontare il lavoro a Milano spiega il processo creativo
22/10/2026
MILANO Ha inaugurato questa mattina alla presenza di Salomon Bausch, il figlio della coreografa, la mostra Le Sacre du printemps ospitata nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini del Teatro alla Scala. Rimarrà aperta fino al 22 novembre 2026, giorno successivo all'ultima recita nel teatro milanese del capolavoro di Pina Bausch creato per il Tanztheater Wuppertal nel dicembre 1975.
Un'opera che a 50 anni dalla sua creazione continua ad esercitare una incrollabile fascinazione sui palcoscenici di tutto il mondo e che arriva per la prima volta in Scala, affidata ai danzatori del Corpo di Ballo diretto da Frédéric Olivieri, che hanno intrapreso un percorso di immersione nello stile, nel linguaggio e nel processo creativo di Bausch, già dal 24 agosto scorso. Lo porteranno in scena dal 7 al 21 novembre nella Serata dedicata a Stravinsky dove Sacre du printemps segue Apollo di Balanchine.
La mostra Le Sacre du printemps di Pina Bausch presenta una selezione di 27 fotografie in bianco e nero rare (disposte in 18 pannelli) provenienti dall’archivio della Pina Bausch Foundation ed è curata da Ismael Dia, archivista della Fondazione titolata alla coreografa che conserva l'intero patrimonio artistico e di vita di Bausch, nonché i diritti di tutti i suoi lavori: uno sguardo intimo sulla nascita dell’opera con scatti di Rolf Borzik, scenografo e costumista del Sacre, in sala prove nel 1975 per declinarsi in altri scatti che fermano il gesto scenico e restituiscono tracce del linguaggio coreografico della coreografa tedesca con i danzatori della sua compagnia fino al 1995.
Parallelamente alla mostra, in sala danza del Teatro, Jo Ann Endicott, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal incaricata del riallestimento del titolo a Milano (e non solo), lavora con il Corpo di Ballo, messo di fronte a una grande sfida. Le abbiamo chiesto come il pezzo entra nei corpi di formazione classica. "Io stessa - racconta Endicott - ho una solida formazione classica, maturata all'Australian Ballet. Forse è proprio per questo che Sacre ha rappresentato una tale rivelazione per me, così come lo è ora per i danzatori della Scala. In Sacre cerchiamo quasi l'opposto di ciò che ci è stato insegnato per anni su cosa significhi essere una ballerina classica. Qui Pina chiede ai danzatori di scaricare il peso verso il suolo, di sincronizzare il respiro con il movimento, di essere autentici. Ho insegnato Sacre a danzatori africani provenienti dall'hip hop, dalla street dance e dalla danza contemporanea. Siamo finiti in Senegal, a Toubab Dialaw, un minuscolo villaggio di pescatori, lavorando presso la scuola della straordinaria Germaine Acogny. Il caldo era insopportabile. Le sfide, in quel contesto, erano ben diverse. Questi danzatori possedevano già una comprensione innata del legame con la terra, il ritmo della musica, con il sacrificio. Per certi versi, fin dall'inizio, erano molto più vicini all'universo fisico di Sacre. Tuttavia, avevano meno familiarità con alcune delle altre esigenze della coreografia: il modo in cui Pina utilizza l’intero corpo, nonché la cura dei dettagli e l’articolazione di singole parti del corpo che, in precedenza, non erano state necessariamente abituate a impiegare in quello stesso modo. Quell’esperienza mi ha insegnato che non esiste un unico tipo di corpo naturalmente adatto alla Sacre. Ogni danzatore apporta qualcosa di suo, e ogni danzatore ha qualcosa da scoprire. Il danzatore classico potrebbe dover abbandonare certe abitudini; un altro danzatore, magari già dotato di un istinto naturale per la terra, il ritmo e il rituale, potrebbe invece dover scoprire un rapporto diverso con il proprio corpo".
Ancora nessuna rivelazione circa le interpreti del ruolo dell'Eletta, Jo Ann Endicott sta lavorando con cinque danzatrici del Corpo di ballo non necessariamente Prime Ballerine, e a due settimane dal debutto, la decisione finale non sono ancora stata presa. "Non scelgo le danzatrici per il ruolo dell'Eletta in base al grado - racconta Endicott. Scelgo corpi, qualità e personalità che sento adatti al Sacre di Pina. Non è un ruolo per tutte, servono innocenza e vulnerabilità particolari ma anche forza per far fronte alle richieste straordinarie di questo assolo, di tre intensissimi minuti. A volte mi sento come un detective alla ricerca dell'Eletta! Cerchi qualcosa che non è sempre immediatamente visibile. Non si tratta necessariamente della danzatrice tecnicamente più dotata, né di quella che ti aspetteresti. Devi lavorare con ciascuna di loro, osservarle, vedere come reagiscono alla musica e alle esigenze fisiche della coreografia. A volte percepisci che c’è qualcosa, ma serve tempo per scoprire se sia davvero la scelta giusta. La scelta del cast per i lavori di Pina è un aspetto fondamentale e, al contempo, difficilissimo. Non ci si può quasi permettere di sbagliare. Si ha una responsabilità verso l’opera, verso Pina e verso le danzatrici stesse. Bisogna trovare la persona capace di entrare in quel mondo straordinario e di farlo proprio, rimanendo però fedele alla coreografia".
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