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Polunin celebra il World Ballet Day con "Rasputin"

In streaming per due giorni

Di Maria Luisa Buzzi 29/10/2020
Polunin celebra il World Ballet Day con "Rasputin"
Sergei Polunin in "Rasputin" (ph. Luca Vantusso)

In attesa di vederlo dal vivo - le date milanesi al Teatro degli Arcimboldi sono state spostate al 15 e 16 giugno 2021 - il pubblico potrà vedere in streaming Rasputin, fino a sabato 31 ottobre alle ore 12 italiane.

Creato da Yuka Oishi e interpretato da un cast capeggiato da Sergei Polunin nel tragico ruolo del 'santo diavolo' che ha determinato i destini tragici della famiglia dei Romanov nei giorni della Rivoluzione, lo spettacolo viene diffuso sulle pagine FB e Youtube di Polunin in onore del World Ballet Day 2020.

Noi abbiamo visto la produzione a Londra, dove è stata presentata nel maggio 2019, ecco la nostra recensione:

“Finché vivrò io, vivrà anche la famiglia imperiale: con la mia fine perirà anch’essa”. La terribile profezia sui Romanov di Grigori Rasputin, avveratasi come i libri di storia insegnano, suggella il riuscitissimo nuovo spettacolo prodotto e interpretato da Sergei Polunin: Rasputin, presentato in un gremito Palladium Theatre in prima europea agli inizi di giugno. Coreografia e drammaturgia affidata a Yuka Oishi (cresciuta con John Neumeier ad Amburgo e autrice del precedente Sacré), qui più solida che in passato nel concepire un plot lineare e trasformare in movimento l’idea di partenza: in poco più di un’ora di spettacolo con soli cinque (strepitosi) interpreti, Oishi racconta i tratti salienti dell’avventura alla corte di Nicola II del “monaco pazzo”, come lo chiamavano i suoi oppositori. Dalla fiducia incondizionata riposta al taumaturgo da parte della zarina Alexandra a seguito della guarigione del piccolo Alexei affetto da emofila, alla congiura messa in atto dal Principe Felix Yusupov per eliminarlo - con il quale si accenna avesse un’ambigua relazione -, fino alla sua morte perigliosa e leggendaria coincisa, appunto, con il crollo dell’Impero. A sostenerla in questo dance drama dalle tinte melodrammatiche la profonda colonna sonora originale del giovane Kirill Richter, astro del minimalismo musicale russo, ondivaga come le vicende narrate, sospesa e ricca nell’orchestrazione. Se le orecchie si appagano, gli occhi trovano nella scenografia d’effetto e nei costumi sontuosi nonché nel raffinato disegno luci (di Konstantin Binkin) altrettanta bellezza. Otto Bubenicek, ha pensato come set una scacchiera bianco/nera con pedine ad altezza zarevic - rosse sul retro, lato mostrato all’uopo del climax drammatico - simbolo di intrighi, giochi, manipolazioni, fazioni contrapposte, ma anche dell’animo umano. Rasputin è un salvatore o un perfido manipolatore? È bianco o nero? Il giudizio rimane sospeso. Certo, la sua resistenza alla morte sembra un segno del destino e lo immola tra i profeti buoni. Aristocratici e sontuosi i costumi disegnati dalla couturier russa, nell’Olimpo dell’alta moda, Ulyana Sergeenko, anch’essi declinati in bianco e nero – tra preziosi velluti e candidi caftani - con l’unico tocco rosso (sciarpa e tacchi a spillo) per il traditore Yosupov e un rosa cipria per l’abito dei momenti felici della zarina. E poi ci sono loro, gli interpreti, eccezionali veicolatori del dramma. Polunin (Rasputin) e Johan Kobborg (Yusupov), antagonisti sulla scena, sono qui letteralmente trasformati. Polunin è posseduto, il suo volto trasfigurato nella scena dei reiterati assassini, e in continuo mutamento nel corso dello spettacolo. L’assolo finale è memorabile come del resto il duetto con Kobborg che prelude alla vendetta di quest’ultimo. Dal canto suo, Kobborg cesella i dettagli, vibra nei più piccoli movimenti come la sua rabbia interiore e il suo desiderio di vendetta. Incisivo il piccolo Alexei (il quindicenne serbo Dore Kalenic) capace di trasformarsi da cagionevole erede al trono iperprotetto a fanciullo spensierato ignaro delle imminenti sventure. Lo zar Nicola II è il serioso e intenso Alexey Lyubimov - Principal dello Stanislavsky e prediletto interprete di Neumeier per le produzioni allestite con la compagnia moscovita – mentre Alexandra, la zarina, è la campionessa olimpica di danza sul ghiaccio Elena Ilinykh, compagna di Sergei fuori dalla scena, perfettamente a suo agio senza pattini sul palco, convincente nei limiti della preparazione tecnica differente. C’è racconto, suspense, emozione, bella danza in Rasputin. E il pubblico rimane ammaliato.

 

 

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