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Adolescenza tra nostalgia e desiderio di stelle con Marcos Morau

Di Maria Luisa Buzzi 23/03/2024
Adolescenza tra nostalgia e desiderio di stelle con Marcos Morau
Firmamento (ph. May Zircus)

MILANO Il Festival FOG di Triennale Milano Teatro attende Marcos Morau. Per il terzo anno consecutivo, l'artista valenciano torna con la sua compagnia La Veronal a Milano dopo Pasionaria e Sonoma ora tocca al nuovo Firmamento. Il 26 e 27 marzo (h. 19,30) con replica del 27 marzo con audiodescrizione poetica per persone con disabilità visive. L'audiodescrizione poetica è curata dalla dramaturg Camilla Guarino e dall'artista Giuseppe Comuniello resa possibile grazie a un lavoro di rete tra Oriente Occidente Dance Festival, Festival Aperto (Reggio Emilia), FOG Performing Arts Festival (Milano), Equilibrio (Roma).

Firmamento è un lavoro dedicato all'adolescenza, ai sogni che nascono e a ciò che si deve lasciare per entrare nell'età adulta. Firmamento ci porta su questa soglia, in un'atmosfera onirica, davanti a un labirinto dove tutto, o quasi, sembra possibile. Così la recensione uscita su DANZA&DANZA novembre/dicembre 2023 al debutto italiano al Festival Oriente Occidente di Rovereto:

"Non smette di stupirci la visionarietà di Marcos Morau, coreografo, regista e molto altro, tra i più prolifici e rappresentativi autori del tempo presente, tra i pochi autori capaci di aprire allo spettatore mondi e orizzonti inaspettati ad ogni progetto. Impegnato ancora una volta con il Festival Oriente Occidente, coproduttore da tempi lontani dei sui lavori e dell’ultimo Firmamento, Morau ha entusiasmato il pubblico del Teatro Zandonai. Un sogno fantastico, di crescita (e speranza?) individuale e per l’umanità, il suo Firmamento, dedicato agli adolescenti e all’età di passaggio, al quel momento delicato in cui dobbiamo abbandonare i giocatoli e le sicurezze dell’infanzia per aprirci al mondo. Pensato per e con gli ineguagliabili, gommosissimi, danzatori de La Veronal, Firmamento usa l’associazione analogica dei sogni per raccontare la sua bizzarra storia e condurre lo spettatore in un continuum di scene dentro cui la creatività sembra non esaurirsi mai. Ottanta minuti di ‘viaggio’ in tre differenti scenari, a loro volta in costante trasformazione: un bizzarro laboratorio da dott. Coppelius ricco di interruttori, botole, giradischi, luci, suonatori di fisarmonica, trenini, pupattoli (l’infanzia); una sala cinematografica, svelata con colpo di genio, dove scorrono le prime immagini della relazione con il mondo in un bellissimo disegno animato (adolescenza/età adulta) e, per finire, una scatola bianca abbacinante, artica - c’è un Inuit dentro – e un televisore a segnare l’incontro con il globo, l’intera umanità, anche quella più remota. In tutta questa trasformazione c’è il messaggio che Morau vuole lanciare ai giovani, c’è l’eredità dei progressi umani nei secoli dall’architettura alla filosofia, dalla tecnologia all’arte, come ricorda il bel testo poetico di Carmina S. Belda e Pablo Gisbert recitato da una voce off; ma anche la rimembranza che siamo tutti dei sopravvissuti di grandi movimenti migratori, di carestie e pandemie, ma non per questo creature arrendevoli. Non smetteremo mai di cercare nuove sfide, non smetteremo mai di desiderare (de-sidera, dal latino “sentire la mancanza delle stelle”). E nel buio assoluto, una ad una, piccole lucine si accendono".

Assolutamente da vedere!

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