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Move and Dance#1 International Ballettgala a Magdeburgo

Di Elisabetta Ceron 16/04/2024
Move and Dance#1 International Ballettgala a Magdeburgo
Francesco Gabriele Frola, Conrad nel "Corsaro" con l’English National Ballet (ph. Laurent Liotardo)

MAGDEBURGO Dopo tredici anni di successo ad Hannover alla guida dello Staatsballett e una produzione di 30 nuovi titoli, Jörg Mannes ci parla del suo operato al Balletto del Teatro di Magdeburgo di cui è direttore e coreografo dall'autunno 2022. Un lavoro minuzioso su vari fronti che nella sua prima stagione lo ha visto creare le serate Verklärte Nacht/Mahler 4 e Was ihr wollt a cui seguono Biancaneve e il recente Borgia, spettacolo accolto molto positivamente.

Una politica culturale, quella di Mannes, volta a consolidare i rapporti con le istituzioni locali (il 30 aprile p.v. debutterà Grand Tour, un'esplorazione coreografica in collaborazione con il museo d'arte Kloster Unser Lieben Frauen) e a fidelizzare il pubblico verso nuovi linguaggi, riorganizzando non solo il repertorio della compagnia ma aprendosi alla presenza di coreografi ospiti.

In questa direzione si colloca Move and Dance#1 International Ballettgala, in scena il 20 aprile, che vedrà esibirsi accanto alla compagnia di casa alcune star internazionali. Nella sua chiara visione futura Mannes manifesta una personalità capace e sensibilmente intelligente ed ha trovato nel Teatro di Magdeburgo la linfa per lanciarsi verso nuove sfide creative investendo sull’ ensemble al fine di creare una solida realtà della scena attuale.

Dopo Hannover, Magdeburgo, Direttore, cosa lascia e cosa cerca in questo cambiamento? L’aspetto più gratificante degli ultimi anni allo Staatsballett di Hannover è stato il dialogo sempre più intenso tra il teatro e il pubblico. Il mio scopo di sempre risiede nella comunicazione, nella capacità di emozionare attraverso la danza. A Magdeburgo parto da zero, per me si tratta di un nuovo inizio e tutto è diverso perché lo è anche il profilo della compagnia. Ad esempio, non ho portato qui nessuna mia produzione precedente, voglio costruire nuovi titoli e un’organizzazione che funzioni sia come team che nel rapporto con il pubblico.

C’è una notevole presenza di italiani nella sua compagnia. Come se lo spiega? L’Italia ha scuole di formazione di alto livello dove l’educazione alla danza prevede un’esperienza artistica ampia e variegata, ma ha pochissimi posti di lavoro. I ballerini italiani sono ovunque nel mondo e naturalmente molto attratti dall’ampio mercato che la Germania offre con la sua moltitudine di compagnie.

Ultimamente lo stato di salute della danza in Germania pare abbia subito qualche contraccolpo. Condivide? Le varie crisi naturalmente si sentono anche nell’ambito culturale tedesco. Onestamente ho però l’impressione che i teatri, il pubblico e la classe politica abbiano compreso che la cultura e soprattutto la danza, con il suo potenziale innovativo, siano una parte molto importante nella società. Secondo me, adesso i teatri in Germania rappresentano molto di più la realtà multiculturale della nazione e sono accessibili a tutti. Sia nei teatri statali che nelle compagnie indipendenti sono presenti tanti linguaggi e stili diversi che il pubblico segue ed apprezza.

Cosa sta costruendo a Magdeburgo? Qui ho una compagnia molto eterogenea, inizialmente abbiamo imparato tutti uno dall’altro e ho cercato nel lavoro le caratteristiche per me più importanti. Se nelle prime produzioni ho condiviso maggior libertà nell’atmosfera creativa, una certa positività, di essere in scena sé stessi, successivamente ho puntato sulla necessità di interpretare dei ruoli con maggior nitore e intensità per consentire alla compagnia di potenziare la capacità di trasmettere emozioni. Spingo i danzatori ad avere fiducia, ad aprirsi con sincerità cercando un impatto diretto con il pubblico.

Perché ha scelto di mettere in scena le vicende dei Borgia?  Nei loro intrighi, spesso definiti torbidi, lo sfrenato nepotismo parla del passato ma anche dell’oggi. Ciò di cui più spesso sento l’esigenza, è trattare la condizione umana cercando, attraverso la storia, un legame con il presente. Questo si riflette anche nella modernità di costumi e scenografie. Non voglio rappresentare un’epoca ma noi stessi.

Move and Dance#1 International Ballettgala si prospetta un appuntamento annuo. Perché ha proposto in stagione un gala? L’intenzione è quella di offrire altre visioni della danza, coreografi che leggessero altri mondi, mi è sembrata, in questo senso, una possibilità per svilupparci ulteriormente. Oltre a pas de deux classici come “Le Corsaire” e “Giselle”, neoclassici come “Sylvia” di John Neumeier con star internazionali del calibro di Shiori Kase e Francesco Gabriele Frola (English National Ballet), Silvia Azzoni e Alexandre Riabko (Hamburg Ballett John Neumeier), Simone Messmer e Orazio Di Bella (Ballett am Rhein), ho voluto proporre nuovi autori. Infatti Chloé Albaret e César Faria Fernandes (Nederlands Dans Theater) porteranno in scena la loro creazione TwoFold ed anche Andrey Kaydanovskiy presenterà un estratto del suo Love Song, creato per il Ballett am Rhein di Düsseldorf.

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