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I Leoni d’oro e d’argento a Bangarra Dance Theatre e Mamela Myamza

19/02/2026
I Leoni d’oro e d’argento a Bangarra Dance Theatre e Mamela Myamza
Bangarra Dance in "Terrain", Leone d’oro 2026 (ph. Daniel Boud)
VENEZIA La Biennale di Venezia ha annunciato oggi i Leoni della Danza 2026: su indicazione di Wayne McGregor, che ha guardato al mondo, sono stati assegnati a Bangarra Dance Theatre il Leone d’oro alla carriera e a Mamela Nyamza il Leone d’argento. La consegna avverà nell'ambito del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, che si svolgerà a Venezia dal 17 luglio all’1 agosto 2026.
 
È Bangarra Dance Theatre, la principale compagnia di danza delle Prime Nazioni australiane, il Leone d’oro alla carriera della Biennale Danza 2026, la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani a ricevere il premio. A Mamela Nyamza, danzatrice, coreografa, regista e attivista sudafricana va il Leone d’argento.
 
Con Bangarra Dance Theatre e Mamela Nyamza la Biennale Danza premia artisti che hanno saputo trasformare, evolvere e dare nuova urgenza al linguaggio della danza attraversandolo con la forza vitale delle rispettive culture originarie, in connessione profonda con ritmi, paesaggi, simboli di tradizioni ancestrali. 
“Sin dall’inizio del mio mandato - scrive il direttore artistico Wayne McGregor - ho cercato di dare risalto e sostenere artisti e compagnie straordinarie, la cui influenza e il cui impatto vanno oltre il loro peculiare lavoro. Mettere in risalto e onorare gli artisti selezionati per i Leoni d’oro e d’argento di quest’anno è un esempio di questa ambizione, anche perché si tratta di coreografi e compagnie che hanno provocato un cambiamento epocale nella nostra comprensione della danza e del contesto culturale in cui viene eseguita. La loro integrità, la loro passione, il loro impegno e la loro forza hanno spesso portato a cambiamenti radicali, superando grandi sfide e resistenze”.
 
Il Leone d’oro
“Con i suoi diciotto duttili e vitalissimi danzatori aborigeni e delle isole dello Stretto di Torres, Bangarra (che significa “accendere il fuoco”) è una delle maggiori formazioni artistiche australiane nota a livello internazionale. Ognuno dei danzatori, fiero della propria appartenenza, attinge a un patrimonio culturale che attraversa le generazioni lungo 65.000 anni creando opere potenti che uniscono danza, musica, poesia. Fin dalla sua fondazione nel 1989, Bangarra ha avuto un impatto significativo sulla scena teatrale australiana e mondiale, portando in tournée produzioni che raccontano le storie dei popoli delle Prime Nazioni. Stephen Page, membro dei popoli Quandamooka Nunukul/Ngugi e della nazione Yugambeh Munaldjali, è stato direttore artistico di Bangarra per oltre trent’anni. Dal 1991 al 2022 ha plasmato la compagnia e un corpus storico di oltre ventisette opere, trasformando il panorama delle arti performative australiane e catapultando la compagnia sulla scena mondiale come narratore contemporaneo delle Prime Nazioni. Un lascito che dal 2023 raccoglie la pluripremiata coreografa Frances Rings, discendente della tribù Mirning della costa occidentale dell'Australia Meridionale. Sotto la sua guida come direttrice artistica “la compagnia continua la missione di promuovere consapevolezza e valorizzazione delle culture indigene” (dalla motivazione).
Al 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea la compagnia Bangarra Dance Theatre presenterà in prima europea Terrain (25 e 26 luglio, Teatro Malibran). Esplorando il rapporto dei popoli delle Prime Nazioni con il Paese e il modo in cui il paesaggio diventa una seconda pelle, Terrain si ispira alla bellezza senza tempo del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre nell’Australia meridionale. Coreografato da Frances Rings, lo spettacolo si sviluppa in nove quadri evocando la forza del corpo e della terra che convergono per dare vita al luogo. “Guardate le acque salire e scendere mentre ci riconnettiamo con l’energia della terra e lo spirito resiliente delle persone che hanno a cuore il loro futuro” (dalla presentazione). 
 
Il Leone d’argento
“Un pensiero del corpo che affonda le radici nella memoria collettiva ed è attraversato dalle correnti della storia, del genere, della società, della politica sottende l’opera della danzatrice, coreografa e attivista sudafricana Mamela Nyamza. Le sue radici afro discendenti si fondono con una formazione nella danza classica, moderna, jazz, gumboot e butoh parlando una nuova lingua. Dall’emozionante assolo del 2008 Hatched, che la rivela al mondo, poi rielaborato anche per ensemble, ad Afro-fusionIsingqala e AmafongkongI Stand Corrected 19-born-76-rebelsBlack Privilege e GroundeD, Nyamza crea le sue narrazioni profondamente personali e politiche accendendo i riflettori su questioni traumatiche come lo stupro correttivo inferto alle lesbiche sudafricane o le rivolte e il massacro di Soweto del 1976, attingendo alla sua vita e alla sua educazione a Gugulethu. Promotrice di iniziative a favore della giustizia sociale e di sensibilizzazione verso tematiche di genere, Nyamza è stata co-direttrice e collaboratrice del Progetto Move 1524 dell’Università di Stellenbosch, che utilizzava la danza terapia per affrontare l’HIV/AIDS, la violenza domestica e l’abuso di sostanze” (dalla motivazione).
Mamela Nyamza debutterà sul palcoscenico del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea il 19 e 21 luglio al Teatro Piccolo Arsenale con la prima europea di The Herd/Less, un’opera sulla fallacia di un mondo meraviglioso che evoca violente realtà e un’infinita vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione. 

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