Evelin Facchini: "Die Zauberflöte" e "Requiem" al festival di Aix-en-Provence
In scena fino al 21 luglio le due opere
09/07/2026
AIX-EN PROVENCE Nata a Roma e formatasi alla scuola di balletto della capitale italiana, Evelin Facchini vive a Berlino. I suoi progetti personali si articolano tra formazione, composizione e ricerca al crocevia tra danza, teatro e opera. Parallelamente, dal 2011, la coreografa collabora regolarmente con il regista Romeo Castellucci, in particolare per la creazione da parte di quest’ultimo, avvenuta nel 2019 al festival musicale di Aix-en-Provence, del "Requiem" di Mozart riproposto questa estate nel programma del Festival.
La manifestazione lirica si è inoltre aperta con l’altro capolavoro finale di Mozart, "Die Zauberflöte" (Il flauto magico), per la quale il regista Clément Cogitore, in eco alla ripresa del "Requiem", ha a sua volta fatto ricorso a Evelin Facchini, il cui intervento si limita in realtà a poche danze circolari che riuniscono interpreti e coristi, volte a illuminare la cupa drammaturgia di Cogitore.
Molto più ricco e interessante è il suo contributo al "Requiem", arricchito da alcune altre partiture mozartiane, sotto la direzione del maestro d’orchestra Raphaël Pichon. Le danze in cerchio che, nel "Flauto magico" di Cogitore sembravano il semplice prolungamento di uno spettacolo costruito attorno al tema dell’infanzia, diventano qui un potente motivo allegorico, che affonda le radici nelle origini stesse della danza.
È risaputo quanto oggi gli artisti contemporanei amino riprendere queste coreografie tradizionali, arcaiche eppure sempre vive, che attraversano i secoli e i continenti. Infatti, i numerosi e variegati movimenti circolari messi in scena da Facchini miravano tanto a simboleggiare un ritorno alle origini (della vita, dell’umanità, del movimento, della collettività) quanto a manifestare il senso del rito e del sacro che presiede a ogni destino umano. Che fossero vestiti con lunghe tuniche bianche o con costumi che richiamavano il folklore balcanico, che facessero volteggiare i nastri colorati di un palo piantato al centro del palcoscenico o tendessero semplicemente le braccia e i palmi delle mani verso il cielo, in invocazione alle potenze superiori, che compongano un trio femminile che evoca le antiche Parche, si dispongano in due cerchi intrecciati l’uno nell’altro, o ancora formino una catena di coppie vorticose, i dodici ballerini, ai quali si uniscono regolarmente cantanti e comparse, manifestano in questa fusione ordinata la forza indistruttibile della vita sulla morte – comprese le innumerevoli distruzioni di siti, lingue, popoli, opere d’arte ecc., i cui nomi scorrono sullo schermo teso sullo sfondo del palcoscenico. Le danze di Evelin Facchini appaiono così come la vittoria finale del divino Amadeus sulle potenze del male.
In scena fino al 21 luglio, a rotazione, al Festival di Aix-en-Provence, nella corte dell’Arcivescovado.
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