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Alessandra Ferri, Federico Bonelli e Alessandro Quarta

Nel Parco archeologico di Scolacium suggestioni tra le arti

17/09/2020
Alessandra Ferri, Federico Bonelli e Alessandro Quarta
Alessandra Ferri, Federico Bonelli e Alessandro Quarta

BORGIA (CZ) Lo scenario è mozzafiato. Una location unica quella del Parco Archeologico Nazionale di Scolacium, antica colonia greca-romana e poi normanna immersa negli ulivi secolari, dentro cui il multidisciplinare festival Armonie D’Arte trova da un ventennio ‘casa’. Il Festival e il luogo, binomio indissolubile dove eccellenze artistiche e progetti originali messi in campo dalla direttrice Chiara Giordano si concretizzano.

A fine agosto sono arrivati in molti, nonostante il Covid, a Borgia e nello splendido sito ad applaudire Alessandra Ferri e il suo Corpus Anima, il gala di danza e musica live pensato in esclusiva per Armonie insieme al virtuoso del violino Alessandro Quarta e il suo 5et.

In scena con la Prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala un pool di artisti italiani e non, gravitanti in area British: il danseur noble Federico Bonelli, stella del Royal Ballet, ma anche il giovane piacentino Giacomo Rovero, da tre stagioni anche lui nella big company londinese, e poi i ‘contemporanei’ James Pett e Jordan James Bridge portentosi danzatori della compagnia di Wayne McGregor.
Il programma è stato pensato da Alessandra Ferri con attenzione particolare alla musica che Quarta e il suo gruppo avrebbero dovuto eseguire in relazione alla danza - Bach, Mozart, Pärt – a cui sono stati aggiunti brani per esaltare gli strumentisti. Così per gli intermezzi musicali tra una coreografia e l'altra il protagonista diviene Astor Piazzolla con i celebri, travolgenti suoi tanghi, suonati con grinta ‘rock’ da Quarta e compagni. Nessuna nuova coreografia per la diva purtroppo (causa lockdown) ma le emozioni non sono mancate nel rivedere suoi cavalli di battaglia. Inoltre, i giovani danzatori-autori convogliati nel progetto hanno arricchito la serata con coreografie mai presentate prima in Italia.

In apertura l’intimo e celebre passo a due After the Rain di Christopher Wheeldon danzato da Ferri e Bonelli: un’ondata di emozione, amore, passione, desiderio e totale abbondono di lei nell’estasi dell’incontro. Nulla di più consono alle due stelle. Il secondo brano cala il pubblico in altre atmosfere e lo ipnotizza: Falling Rooms di e con Jordan James Bridge – già apprezzato come interprete di Autobiography di Wayne McGregor anche nel nostro paese – è un assolo la cui dinamica di movimento acquista ininterrottamente nuove declinazioni. Il gesto è preciso, scattante a tratti robotico. La musica elettronica registrata di Valgeir Sigurosson rende asettico l’ambiente e sempre più attraente il corpo di Bridge, strepitoso nello spazio che conquista in ogni suo angolo prima di sgretolarsi. È la musica di Bach trascritta per violino e pianoforte ad accompagnare live 324A di Joshua Julian Junker danzato dallo stiloso Giacomo Rovero e Senza Tempo creato dalla taiwanese Fang-Yi Sheu, già danzatrice nella compagnia di Martha Graham, per Alessandra Ferri. Due assoli intrecciati l’uno nell’altro.

Il Principal Bonelli danza in solitudine con struggente raffinatezza il Requiem di Gabriel Fauré su cui Kenneth MacMillan ha costruito il suo Offertoire, prima dell’entrata in scena di James Pett nel suo Man of the Crowd, un assolo sulle paure dell’essere umano. La chiusura in se stessi, le mani passate davanti al volto come a nascondersi, il fumo ad avvolgere il corpo, la folla da evitare anche se solo immaginaria. Messaggio chiaro, ripetuto con troppa insistenza, un taglio di qualche minuto renderebbe più incisivo il pezzo.

Chiusura da copione con le star Alessandra Ferri e Federico Bonelli, languidamente avvinghiati l’uno all’altra, interpreti di uno dei passi a due più belli del recente repertorio, L’Abandon da Le Parc di Preljocaj, e del bacio danzato più lungo e vorticoso della storia. Ovazione. 

 

Alessandra Ferri e Federico Bonelli "Le Parc" (ph. Antonio Raffaele) 

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