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Addio a Fabrizio Plessi, fecondo creativo anche per la danza

Di Francesca Pedroni 26/08/2026
Addio a Fabrizio Plessi, fecondo creativo anche per la danza
Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi, nato nel 1940 a Reggio Emilia, è mancato domenica scorsa. Videoartista prolifico, autore di installazioni, film, videosculture che hanno girato il mondo da Parigi a New York, dal Messico a Roma, viveva da tempo a Venezia, sua città d’adozione. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è stato un pioniere nella produzione di videotape di matrice concettuale e un fecondo creativo nel dare molteplici letture al tema dell’acqua, ispirazione chiave di video, performances, installazioni.

Sempre attento alla creatività contemporanea, lo si è intravisto anche all’ultima edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia tenutosi a luglio. Con la Biennale Plessi ha avuto d’altronde un rapporto di lunga data, invitato ad esporre le sue opere fino dai primi anni Settanta. Le sue ultime opere risalgono al 2025.

Ma veniamo al teatro e alle sue collaborazioni nella danza. Magnetico fu al festival Oriente Occidente di Rovereto il debutto nel 1987 di Sciame, coreografia di Enzo Cosimi. Quei secchi stagliati su uno sfondo dal color rugginoso e incandescente, immagine chiave del poster sullo spettacolo della manifestazione trentina, portava in un istante dentro la focosità di un lavoro potente sia nei corpi che negli oggetti scenografici. La compagnia di Cosimi si chiamava allora Occhesch.

Due anni dopo fu la volta di Icarus, regia di Frederic Flamand per Charleroi Danses Plan K, con in scena la Michael Nyman Band. Grandi ali color oro a dominare l’immaginazione. Non fu l’unica collaborazione con Flamand: nel 1992 debuttò Titanic e ancora nel 1995 Ex Machina.

Calvino e le sue Lezioni americane ispirarono con libertà Memos, coreografia di Robert Cohan per Fabula Saltica.

Il primo lavoro per Mauro Bigonzetti e Aterballetto fu Sogno nel 2000. Musica di Elvis Costello, la mano di Plessi nei tronchi d’albero presenti nella scenografia. Nel 2006, sempre con Aterballetto e Bigonzetti, fu la volta della produzione multimediale di Romeo and Juliet. Scene hi-tech e riscrittura ardita della storia. Non c’erano Montecchi, né Capuleti, né Tebaldo, né Mercuzio. Solo loro, Romeo e Giulietta, moltiplicati per dieci, vestiti di paracolpi da motociclisti, i caschi infilati ai piedi. Plessi ideò per lo spettacolo cripte tecnologiche, enormi ventilatori, montagne gigantesche nere e rosse. Il suo lascito è un poderoso catalogo di opere.

 

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